Mantenere una posizione eretta statica per lunghi periodi di tempo, rappresenta un rischio significativo per la salute dei lavoratori.
In questo articolo vedremo quali sono i principali effetti sulla salute della postura eretta statica prolungata, cosa prevede la normativa vigente e come prevenire i rischi.
Postura eretta statica prolungata: cos’è?
L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) nel documento del 2021 intitolato “Il mantenimento prolungato della postura in piedi statica al lavoro. Effetti sulla salute e buone pratiche”, definisce la posizione eretta statica come la «permanenza in piedi sul posto (movimento limitato a un raggio di 20 cm) senza possibilità di interruzioni temporanee effettuate camminando o stando seduti».
Per “posizione eretta prolungata” si intende stare in piedi per oltre un’ora continuativa oppure per un totale superiore alle 4 ore complessive nell’arco della giornata lavorativa.
Tra le attività lavorative in cui la permanenza prolungata in piedi è prevalente, figurano quelle del personale di cucina e camerieri, saldatori e tagliatori, venditori al dettaglio, personale addetto all’accoglienza, elettricisti, farmacisti, insegnanti e assistenti all’infanzia, fisioterapisti, baristi, addetti alle catene di montaggio, operatori di macchine, personale addetto alla sicurezza, ingegneri, assistenti di biblioteca, parrucchieri, tecnici di laboratorio, infermieri e operatori sanitari.
Effetti sulla salute dei lavoratori
L’effetto più comune legato alla prolungata permanenza in piedi è rappresentato dai disturbi muscolo-scheletrici (DMS). Tuttavia, possono insorgere anche altre problematiche, tra le quali:
- Dolori e disturbi alle gambe, alle ginocchia, alle caviglie e ai talloni;
- Dolore lombare;
- Variazione della pressione arteriosa;
- Problemi cardiovascolari e malattie cardiache;
- Vene varicose;
- Stanchezza e fatica.

Normativa italiana: obblighi e responsabilità del datore di lavoro
La postura eretta prolungata non trova esplicita regolamentazione in nessuna norma che tutela la salute e la sicurezza sul lavoro. Unica eccezione è rappresentata dal D. Lgs. 151/2001, che vieta di impiegare le lavoratrici in gravidanza a lavori che comportano una stazione in piedi per più di metà dell’orario di lavoro.
È importante sottolineare che l’articolo 17 del D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli non espressamente normati.
Tale valutazione deve essere riportata nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), come previsto dall’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008.
Inoltre, nonostante la mancanza di una normativa specifica, va ricordato che l’articolo 15 del citato D.Lgs. 81/2008 individua le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, che possono trovare applicazione anche nella gestione dei rischi connessi alla postura eretta prolungata. Tra queste, risultano particolarmente rilevanti:
- L’eliminazione dei rischi e, ove ciò non sia possibile, la loro riduzione al minimo in relazione alle conseguenze acquisite in base al progresso tecnico;
- Il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo;
- La riduzione dei rischi alla fonte.
Strategie di prevenzione
Le strategie di prevenzione devono puntare a garantire una buona ergonomia della postazione di lavoro e all’adozione di strumenti e dispositivi in grado di ridurre l’affaticamento fisico legato al lavoro prolungato in piedi. Tra quest’ultimi rientrano, ad esempio: calzature adeguate e confortevoli, con suola spessa e ammortizzante e tacco 2-3 cm; tappetini defaticanti; presenza di sgabelli o appoggi ischiatici per consentire momenti di scarico.
È importante ricordare che l’opposto di stare seduti non è lo stare in piedi, ma il movimento. Per questo motivo è fondamentale prevedere:
- La progettazione della postazione di lavoro e dei dispositivi assegnati ai lavoratori;
- L’organizzazione dei turni di lavoro in modo da consentire l’alternanza tra posizione eretta, posizione seduta e possibilità di camminare. Può essere utile stabilire i tempi massimi di permanenza in piedi.
- La consultazione e il coinvolgimento attivo dei lavoratori
- Promuovere un comportamento salutare attraverso la formazione di programmi educativi sulla posizione in piedi prolungata e sulla cura della schiena.
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