In occasione del 28 aprile, Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, è fondamentale fare una profonda riflessione su come il concetto di “salute e sicurezza sul lavoro” stia evolvendo.
Se in passato l’attenzione era focalizzata esclusivamente sulla prevenzione degli infortuni o sull’esposizione ai rischi chimichi, fisici e biologici, oggi la sfida principale per la sostenibilità aziendale risiede nell’ambiente psicosociale di lavoro.
Il recentissimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, “L’ambiente di lavoro e gli aspetti psicosociali. Sviluppi globali e percorsi per l’azione“, ci offre una base scientifica e gestionale per affrontare questi rischi, definendoli non più come “stress individuale”, ma come criticità organizzative modificabili.
Cos’è l’ambiente psicosociale di lavoro?
L’ambiente psicosociale di lavoro è definito dall’insieme delle condizioni di lavoro e dalle interazioni sul lavoro, in riferimento alla progettazione delle mansioni, all’organizzazione e alla gestione del lavoro, nonché alle politiche e procedure generali che ne regolano lo svolgimento. Le modalità con cui tutti questi elementi interagiscono possono influenzare la salute e il benessere dei lavoratori, oltre all’efficacia dell’organizzazione.
L’impatto reale: i numeri di un’emergenza silenziosa
I dati globali presentati dall’ILO descrivono un impatto sulla salute e sull’economia senza precedenti:
- Mortalità e salute: si stima che ogni anno, i fattori di rischio psicosociale causano oltre 840.000 decessi per malattie cardiovascolari (ictus, cardiopatie ischemiche) e disturbi mentali correlati. Inoltre, questi rischi comportano ogni anno la perdita di quasi 45 milioni di anni di vita aggiustati per la disabilità (DAILY).
- Costo economico: l’impatto complessivo delle patologie correlate ai fattori di rischio psicosociali, determina una perdita annua parti all’1.37% del PIL mondiale.
- Violenza e molestie: quasi un quarto dei lavoratori (23%) ha subito una forma di violenza o di molestia durante la propria vita lavorativa; la molestia psicologica risulta essere la più diffusa (18%).
Comprendere la strategie di intervento multilivello
Per intervenire efficacemente dobbiamo smettere di guardare alla “resilienza” del singolo lavoratore e iniziare ad analizzare approfonditamente gli aspetti organizzativi del lavoro.
L’ambiente psicosociale è definito da tre livelli interconnessi su cui l’azienda può agire:
- Il lavoro: riguarda le caratteristiche intrinseche delle mansioni e delle responsabilità, incluse le richieste legate al lavoro, la coerenza tra compiti e competenze del lavoratore, l’accesso alle risorse e gli aspetti della progettazione delle attività lavorative, quali significato, varietà e utilizzo delle competenze.
- La gestione e organizzazione del lavoro: definisce il modo in cui il lavoro viene strutturato e gestito nella pratica, inclusi la chiarezza dei ruoli, l’autonomia, il carico e il ritmo di lavoro, la supervisione, il supporto sociale e la qualità delle interazioni sul luogo di lavoro.
- Le politiche, le pratiche e le procedure generali del lavoro: includono i sistemi organizzativi e istituzionali più ampi, che regolano le condizioni di impiego, l’organizzazione degli orari di lavoro, i cambiamenti organizzativi, il monitoraggio digitale, i processi di misurazione delle performance e i meccanismi di ricompensa, nonché la politica, i sistemi di gestione e le procedure in materia di salute e sicurezza sul lavoro, la prevenzione della violenza e delle molestie, nonché i meccanismi di consultazione e partecipazione dei lavoratori.
Prevenzione e gestione dei rischi psicosociali nei luoghi di lavoro
Investire nell’ambiente psicosociale non è solo un obbligo normativo, ma una scelta lungimirante per migliorare l’attrattività aziendale, ridurre il turnover e promuovere una performance sostenibile.
Garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre in tutte le sue dimensioni, richiede l’integrazione dell’ambiente di lavoro psicosociale nei sistemi di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro.
Il rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, riporta numerosi esempi di misure di prevenzione relative alla progettazione del lavoro e delle mansioni, esempi a cui rimandiamo se si vuole approfondire l’argomento.
Di seguito riportiamo alcune indicazioni che scaturiscono dall’esame del documento:
- Priorità agli interventi organizzativi: la riprogettazione delle mansioni e la revisione del carico di lavoro sono più efficaci delle misure individuali (come i corsi di mindfulmess). Se un lavoratore è sovraccarico, il supporto psicologico può aiutarlo a gestire il sintomo, ma solo l’intervento organizzativo ne rimuove la causa.
- Valutazione partecipativa: utilizzare strumenti validati e garantire l’anonimato per intercettare i pericoli psicosociali, che spesso non sono osservabili direttamente ma si accumulano nel tempo.
- Leadership e cultura: il ruolo dei dirigenti è cruciale nell’integrare la prevenzione nelle decisioni quotidiane. Una leadership che supporta e comunica chiaramente riduce drasticamente l’incidenza di stress e conflitti.

